Sul mio sasso

Sul mio sasso.

Io ero chino sull’oculare, lui parlava al mio fianco. Teneva in mano una pipa in radica tutta incisa, ma liscia al tatto. Ogni tanto se la portava alla bocca e allora un nugolo bianco si staccava veloce dalle sue labbra per scappare in alto, verso il cielo spento. Solo quelle luci di emergenza che sono le stelle rimanevano accese a segnalare l’uscita dall’edificio cosmico. A cadenza quasi regolare alzava una mano per grattarsi la barba ispida. Pareva un lupo di mare.
« Vedi – continuò – la volta stellata riflette il mondo degli individui che per primi l’hanno guardata. Se per assurdo l’umanità non avesse mai visto il cielo prima d’ora, scoprendolo solo adesso, le costellazioni avrebbero nomi differenti e attinenti alla nostra realtà quotidiana e ai miti moderni. Riesci a immaginarlo? Lassù tracceremmo figure di aerei, treni, iPod e cellulari. Oh guarda, la costellazione del Nokia 3310. To’, sta sorgendo la nebulosa Ryanair! »
Risi appoggiandomi al treppiede del telescopio. Disse di puntare verso una luce fissa, che non pulsava come le altre stelle.
« Cosa vedi? » chiese da dietro una boccata di tabacco.
« Aspetta, metto a fuoco. »
Vidi Giove e i suoi quattro satelliti, detti Medicei: puntini bianchi disposti intorno al pancione del gigante gassoso. Non si muovevano, ma li osservavo con fascino sospeso, con l’occhio che percorreva la buia distanza tra loro e le bande planetarie.
« Tu vedi tutto calmo, ma su Giove sta infuriando una tempesta che potrebbe inghiottire almeno due pianeti come la Terra: è la Grande Macchia Rossa » disse guardando il punto luminoso.
Mi sentii autenticamente scosso. Cercai la tempesta sulla superficie rigata del pianeta. Volevo vedere quel mostro silente, affacciarmi su quell’abisso lontano. E stare al sicuro sul mio sasso.

Questo breve racconto mi è valso un posto all’interno del Progetto Giovani del Festival Collisioni. Tradotto in soldoni: ho potuto seguire gli incontri del Festival, mangiare aggratis – pesche dure come pietre, wurstel anemici e così tanti cantuccini che mai più ne mangerò in vita mia – e dormire qua. Per i dettagli, scriverò a breve un pezzo per Piemontemese.it.

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2 thoughts on “Sul mio sasso

  1. Questo mi è piaciuto un sacco. Rinnovo ancora una volta il mio apprezzamento per ciò che scrivi!

    “Solo quelle luci di emergenza che sono le stelle rimanevano accese a segnalare l’uscita dall’edificio cosmico”
    Immagine eccezionale.

    A presto!
    F.

  2. Ti ringrazio!

    Quella suggestione, in effetti, è riuscita particolarmente bene. Penso proprio di potermi dare una pacca sulla spalla ;)

    Ah, dal tuo ultimo Haiku – gustoso, come i precedenti – ho appreso di una tua imminente partenza. Qualunque sia la meta, buon viaggio!

E ora scrivi qualcosa tu!

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