Una macchina fotografica molto lontana

Curiosity

Lo so, sono in differita di una giornata – molto più del tempo necessario a mandare e ricevere un segnale da Marte (28 min) – ma l’immagine di apertura di questo post mi piace troppo per rinunciarvi così, per mere questioni temporali.

Ieri mattina, alle 7.31 (ora italiana), il rover Curiosity è atterrato su Marte. La gioia in quel del Jet Propulsion Laboratory è riassumibile in questa foto. E c’è di che comprenderli. La missione ha dei target elevatissimi – così come il suo costo: 2.5 miliardi di dollari – e possibilità d’errore pari a zero. Porta con sé 10 strumenti scientifici per una massa totale pari a 15 volte quella del carico utile dei rover Spirit e Opportunity, attestandosi sui 900 kg. In sostanza, ha le dimensioni di una piccola vettura. Inoltre, alcuni degli strumenti in dotazione sono i primi del loro genere sul pianeta rosso, come il laser per l’analisi a distanza della composizione rocciosa. Quindi il titolo del post è volutamente grossolano perché Curiosity è ben di più di una semplice macchina fotografica, anche se ci ha già regalato i primi scatti. Queste fotografie sono state sudate una per una. Per arrivare sul pianeta, infatti, si sono dovuti eseguire una serie di passaggi estremamente impegnativi, ognuno dei quali portava con sé l’ombra del fallimento. Il rover è entrato in atmosfera protetto da una capsula dotata di scudo termico, necessario per sopportare il forte attrito con l’atmosfera – che nonostante sia circa 100 volte meno densa di quella terrestre, è riuscita comunque a sviluppare un calore di 2100° C sullo scudo esterno (all’interno il rover è stato mantenuto a una temperatura di circa 10° C). A rallentare la velocità di caduta ci ha pensato il paracadute supersonico di appena 50 kg che ha sostenuto uno sforzo di oltre 30 tonnellate. Sganciata poi la protezione termica, è stata la volta del radar puntato verso il suolo che ha avuto il compito di determinare velocità e altitudine. A concludere l’atterraggio ci hanno pensato i razzi di frenata dello SkyCrane e, a 20 metri dal suolo, i suoi cavi che hanno delicatamente calato a mo’ di gru il rover (questo per evitare che la polvere sollevata dai razzi potesse danneggiare la strumentazione). Per riassumere tutti i passaggi, c’è questa schematica sequenza d’atterraggio.
Ma di preciso, dov’è ora Curiosity? Il rover è atterrato all’interno del cratere Gale, situato nella fascia equatoriale di Marte. Potete trovarlo con Google Mars. Al suo centro vi è una montagna alta all’incirca 5 km che dalle immagini satellitari pare formata da antichi sedimenti depositati quando Marte era ancora ricco di acqua in superficie. L’analisi di questi ultimi durante il corso della missione biennale dovrebbe chiarire se il pianeta ha ospitato in passato forme di vita o se le supporta tutt’oggi. L’esplorazione del cratere procederà a 90 metri al giorno, decadimento dopo decadimento – l’energia sarà infatti fornita dal calore generato dal decadimento del plutonio al suo interno.

 

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