Metropolis

Locandina
Qualche giorno fa ho fatto un salto nel passato per farne uno verso il futuro. Sono riuscito nell’impresa grazie a Fritz Lang e al suo Metropolis. Il primo ha realizzato il secondo nel 1926, lo ha ambientato nel 2026 e io ho visto il tutto 86 anni dopo. Sembra un ping-pong temporale, vero?
Ora, non voglio stare qui a farne una recensione esaustiva per due buoni motivi:

  • Non ne ho voglia
  • C’è chi ne ha già confezionate parecchie prima di me.

Ci sono però delle sensazioni/osservazioni/annotazioni che mi piacerebbe condividere. Prima di tutto, per chi non lo sapesse, è un film muto – accompagnamento musicale a parte, si intende. E pure in bianco e nero. O nerobianco, come dice il mio buon amico cinefilo. Per completezza di informazione, è pure monco; solo il ritrovamento di un negativo a Buenos Aires nel 2008 ne ha permesso una ricostruzione quasi integrale.

Metropolis
Dunque, dicevamo che è un film muto. La mancanza di sonoro è da una parte uno “svantaggio” dal momento che periodicamente l’azione delle scene viene interrotta dai dialoghi dei personaggi riportati in forma scritta. Non v’è immediatezza. La cosa bella però è che (obbligatoriamente) si punta molto sull’espressività degli attori e dei loro corpi. Quando corrono per esempio devono accentuare i loro movimenti per dare l’idea dello spostamento e, non essendoci suoni, devono anche comunicare con respiri esasperati il loro affanno. Lo stesso quando si stupiscono: non c’è voce che tenga, devono per forza “tirarsi indietro” e aggrapparsi letteralmente a qualcosa. Trovo questa esasperazione affascinante. Ho poi gustato i pezzi in cui a parlare sono solo scambi di sguardi, tra cui quello irresistibile di Brigitte Helm – magnifica! Anche il trucco eccessivo penso che fosse un buon espediente per sottolineare attraverso una telecamera bicromatica l’espressività dei protagonisti e il loro cambiamento d’umore.

Uomo-macchina
Sul versante un po’ più fantascientifico, è interessante la visione del futuro dei due sceneggiatori ovvero Fritz Lang e sua moglie, Thea von Harbou. Non conosco il romanzo della Harbou dalla quale sono partiti per il film, ma sicuramente l’idea di una megalopoli, dell’uomo-macchina (che poi sarà una “donna”) e delle macchine dalle quali dipende il benessere dei cittadini fortunati di Metropolis sono tutte forti. La fantascienza già godeva da tempo di romanzi come La macchina del tempo (1895) o La guerra dei mondi (1897) di H. G. Wells e prima ancora del celebre Ventimila leghe sotto i mari (1870) di Verne, ma se devo fare un paragone – e lo faccio, nonostante la mia limitata conoscenza – in questa pellicola vedo ricreato un intero mondo coerente con se stesso. Non a caso è la fonte di ispirazione di molti film decisamente più recenti come Blade Runner o Guerre Stellari.

Uomo-macchina2

Nella trama invece – che qui non descriverò nei dettagli – intravedo qualche analogia con La macchina del tempo prima citata. Anche qui infatti c’è un’esasperazione dei ruoli definiti dal capitalismo della rivoluzione industriale: lavoratori e padroni. Ma se nel romanzo di Wells i primi diventavano i veri padroni del mondo nel corso dell’evoluzione, nel film austriaco essi continuano a rimanere nel loro stato subordinato.

Svenimento

In definitiva, è stato il primo film muto che ho visto integralmente e ne sono rimasto catturato. Qui a Torino abbiamo la fortuna di avere una mostra dedicata presso il Museo Nazionale del Cinema (alias Mole Antonelliana). Spero di poterla visitare di nuovo e a stretto giro.

In tutti i secoli è esistita una lingua in cui le persone colte riuscivano a comunicare. Il cinema è l’esperanto di tutti – e un grande strumento di civiltà. Per capire il suo linguaggio non c’è bisogno di nient’altro che di avere gli occhi aperti.

 Fritz Lang


Link

  • ARTEeARTI – Una bella pagina ricca di dettagli e immagini. NB: verso il fondo viene descritta la trama del film.
  • Ne ho viste cose… – Un blog con i dettagli che il primo link non ha.
  • Cineclandestino – Ulteriori info sul film e, soprattutto, sulla mostra.
  • Radio Ga Ga – Da Wikipedia ho appreso che… be’, guardate il video!
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