La teoria dei giochi con i coupon

Qualche settimana fa ho comprato un coupon che prospettava una cena idilliaca e vino in formula All You Can Drink. Tutto questo per due persone, a un prezzo stracciato e in una zona centrale di Torino. Potevo rifiutare? Certo che no. La scorsa settimana abbiamo prenotato e siamo andati in questo posto di cui non svelerò il nome.
Riassumerò la serata dicendo che le nostre aspettative sono state tutte disattese, specie quella sul vino: il cameriere a cui ho chiesto per la terza volta di portarci ancora del vino – che comunque era di scarsissima qualità, cosa confermata da quei bottiglioni da 5 l degni dei discount visti per caso nel retro – se ne è uscito con “arrivati al dolce non c’è più vino”. Ah. Bene. Alla faccia del All You Can Drink.
Ragionando in seguito sulla vicenda, mi è venuto da valutare l’episodio nell’ambito della Teoria dei Giochi. All’università ne ho ricevuto una veloce ma affascinante infarinatura e per quello che ne posso dire – e che mi suggerisce pure il buon senso – gli erogatori del servizio hanno scelto la strategia peggiore.
Ma procediamo con calma. Di che cosa parla la Teoria dei Giochi? Sebbene si possa applicare a giochi nel vero senso della parola, come la briscola, è una scienza matematica che studia le interazioni tra soggetti diversi (i giocatori) in un certo contesto (il gioco, appunto). Gli ambiti di applicabilità della teoria sono i più vari spaziando dall’economia alla biologia ai più ovvi campi della politica o delle strategie militari. In sostanza, tutto è un gioco. Esistono differenti tipologie di giochi e contestualmente differenti tipi di strategie.
Ecco la divisione tra le prime:

  • Cooperazione
  • Somma
  • Rappresentazione
  • Numero di giochi

La cooperazione è di immediata comprensione. I giocatori hanno obbiettivi comuni e in questo caso possono sviluppare alleanze al fine di perseguirli. Al contrario, i giochi non cooperativi sono di carattere competitivo e in questo ambito troviamo il famoso Equilibrio di Nash – sì, è proprio il John Nash del film, quello dove il Gladiatore scrive sui vetri delle finestre.
I giochi di tipo somma si articolano in Giochi a somma zero e Giochi a somma non zero. I primi riguardano una contrapposizione totale dei giocatori secondo il paradigma io vinco, tu perdi (ergo non sono ammesse doppie vittorie/perdite e la somma di tutti i risultati dei giocatori è appunto zero). Un esempio di giochi del genere sono gli scacchi. A rigore, bisognerebbe distinguere tra giochi a informazione perfetta e a informazione imperfetta (vedi sotto). Come dicevamo ci sono anche i Giochi a somma non zero. Significa che la somma dei risultati dei giocatori è diversa da zero in almeno un caso. Da notare che in entrambe le situazioni precedenti, la somma (che sia zero o diversa da zero) è sempre costante. Per i casi a somma non costanti non c’ho nessun pezzo di vetro su cui scriverne qualcosa, mi dispiace.
La terza tipologia è quella dei giochi a rappresentazione e fa suoi i concetti di informazione completa e informazione perfetta. Nella prima ogni giocatore possiede le informazioni sul contesto di gioco e sulle strategie degli altri giocatori, ma non è detto che ne conosca le azioni. Nel secondo invece ogni giocatore è a conoscenza di ogni mossa eseguita dagli avversari. Sottile la cosa, eh?
Chiude la casistica l’etichetta Numero di giochi. Consiste in quei giochi che, per esempio, possiedono un numero finito di combinazioni di gioco. Esempi: scacchi (di nuovo), dama, tris e simili.

Ora che la panoramica delle tipologie è completa, dovrei parlarvi delle strategie. Più che di tutte le strategie possibili, vi parlerò di quella applicata da chi ha erogato il coupon che ho malauguratamente preso io. Inquadrerei l’episodio nella tipologia di giochi cooperativi, poiché abbiamo stipulato di fatto un accordo vincolante (il coupon). In particolare ritengo che possa rientrare nella sottocategoria TU che sta per Transferable Utility. Questo genere di giochi prevede l’uso di un mezzo, come il denaro, per lo scambio dell’utilità. Il vantaggio quindi è trasferibile attraverso un pagamento e nel caso del coupon ciò è avvenuto quando ho fatto clic su “Acquista-subito-‘sta-offerta-imperdebile-che-se-potessi-approfittarne-io-lo-farei-subito”. È chiaro che gli erogatori del coupon hanno beneficiato di tale trasferimento e nella categoria del gioco cooperativo avrebbero dovuto elargire quanto ci spettava. In questo modo tutti avrebbero raggiunto il loro scopo: loro si sarebbero riempiti il portafoglio e noi la pancia. Quindi ogni giocatore avrebbe conseguito un vantaggio superiore a quello raggiungibile giocando singolarmente, perché io non so preparare una cena da gourmet e loro non hanno un albero dove crescono i soldi – no, va be’, quello non ce l’ho manco io, era per dire. Sfortunatamente, chi ha offerto il servizio, non era a conoscenza di tutto questo e non possedeva nemmeno un briciolo di buon senso. Hanno agito come se si trattasse di un gioco non cooperativo, applicando la strategia del massimo. Servendoci in maniera diversa da quanto prospettato dal coupon, hanno realizzato il massimo guadagno possibile nell’immediato. Sarà la crisi ad avere fatto adottare loro questo approccio? Forse. Peccato che non sia il più furbo. Anche senza scomodare la Teoria dei Giochi, chi gestisce un servizio pubblico come un bar, ristorante e simili, sa benissimo quanto sia vantaggioso fidelizzare la clientela per il semplice motivo che, prima o poi, la persona soddisfatta del servizio tornerà. In più, il semplice passaparola tra conoscenti si è rivelato dagli albori dell’umanità un mezzo potentissimo per farsi buona pubblicità a costo zero. C’è solo di che guadagnarci: questo tipo di giochi si ripetono nel tempo e il loro risultato a lungo termine dipende da ogni singola giocata. Una cattiva gestione delle singole giocate comporteranno risultati negativi, anche se nell’immediato si è conseguito un certo vantaggio. Non si scappa.

 

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4 thoughts on “La teoria dei giochi con i coupon

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