L’importanza del piano B

Piano B

Se dicessi che non scrivo su questo blog dall’anno scorso direi una banalità farcita di verità. Ma questo non è il piatto del giorno. Piuttosto rompo il silenzio radio impostomi dal periodo esami – per la cronaca: sono andati bene – con qualche aggiornamento in attesa di riprendere con costanza i miei post. Ed è proprio di Costanza che devo parlare: mi sto riferendo a un articolo molto interessante su cui sto lavorando per Piemontemese.it. Sarebbe meglio dire che vorrei lavorarci perché il pezzo è in cantiere, ma il materiale per l’intervista non c’è ancora a causa di un rinvio della stessa suggeritomi dalla signora Costanza, appunto, dell’Ufficio Stampa del CSP – Innovazione nelle ICT. Ma di che si tratta? L’articolo riguarderà l’EveryAware project, ovvero un progetto fichissimo (questo è il termine tecnico) che prevede il monitoraggio ambientale attraverso degli appositi zainetti a opera di volontari, combinando tra loro partecipazione cittadina e tecnologie low-cost. Di più non vi dico, altrimenti che mi pagano a fare? Come ho spiegato prima però, il lavoro è fermo per via di questo rinvio dell’intervista che dovrebbe fornirmi molto più materiale da elaborare. Ciò si è tradotto nella perdita del mese di febbraio per l’uscita del mio pezzo. Da qui ho capito concretamente l’importanza di un piano B – posso dire a mia parziale difesa che gli esami hanno assorbito quasi tutte le mie energie. D’altra parte, a volte, non basta nemmeno quello. È ciò che ho interiorizzato seguendo in questi giorni un ciclo di seminari. Vi ricordate che nell’ultimo post ho scritto che persa un’occasione ne avrei trovata un’altra? Ecco, è esattamente ciò che ho fatto. Sto partecipando al Young Active Watchers, un workshop diviso in due cicli: nel primo vengono presentate tematiche legate alla sfera dei diritti (allo studio, alla cultura, alla vita, al merito e al lavoro) ed è la parte più teorica; a questa seguiranno altri incontri d’impostazione più pratica e funzionali alla realizzazione di un nostro progetto. Quest’ultimi si dividono in scrittura letteraria, fotografia, arte, regia cinematografica e giornalismo. Personalmente sono più interessato a questo secondo ciclo seminariale, in particolare – manco a dirlo – agli incontri sulla scrittura e sul giornalismo. Ah, non ho detto che il tutto è curato dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Finora devo dire di essere soddisfatto dagli incontri e, per ritornare alla questione del piano B che può non bastare, vorrei mettere in risalto quello fatto ieri con Patrizia Saccà. Sarò sincero: era l’incontro che mi interessava di meno. Non perché sia un orco senza cuore, ma perché nella classifica dei miei interessi non occupa un posto privilegiato. E invece Patrizia mi ha fatto ricredere. Come ho precisato all’inizio, non ho intenzione di scadere nella banalità, ma non posso nemmeno tacere il fatto che l’incontro sia stato forte in tutti i sensi. Se vi capitasse un’occasione con lei non fatevela sfuggire. Nonostante quanto capitatole, è riuscita a trovare il suo piano B e pure di più: lei stessa dice che il meglio deve ancora venire. Per questo facciamo che vi lascio con alcune frasi che mi sono segnato. Non le contestualizzo perché penso che lo facciano da sole.

“Come si supera? Non si supererà mai.”

La disabilità non è un mondo a parte, ma è parte del mondo.”

Che ne sappiamo delle nostre capacità? Alla fine abbiamo più risorse di quelle che pensiamo.”

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