Un chorizo ai quattro colori, grazie!

Chorizo a la sidra

Nel post di ieri non ho detto che la mia ragazza è partita per l’Erasmus. È andata in Spagna e ci rimarrà per un po’ di mesi. Da parte mia ho già preso un biglietto per fare una capatina in terra iberica. Sinceramente, non poteva trovare un posto migliore per fare questa esperienza: in Spagna si mangia da Dio! Già mi vedo tra piatti di chorizo, tapas, patatas bravas e pulpo a la gallega…

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Scusate, ho dovuto pulire la tastiera dalla bava. Dicevo della Spagna. Sì, ecco, lasciando l’aspetto culinario da parte, vorrei fare una riflessione geografica con voi. Avete mai pensato alla forma del paese? E a come si incastra con i suoi vicini?

Cartina della Spagna

Certo, è tutta una convenzione. I Pirenei se ne fregano bellamente dei confini nazionali. Erano lì prima delle sofferenze umane che hanno stabilito quelle linee divisorie e ci saranno anche dopo. Ma questa cosa dei confini è proprio curiosa. Se ci spostassimo verso una zona più centrale dell’Europa, ne vedremmo molti altri separare gli stati attraverso la loro forma. Facendo uno zoom-out possiamo avere una panoramica generale della situazione.

Cartina politica dell'Europa

Perché mai le cartine politiche devono avere questi colori che sono l’incarnazione della tristezza assoluta? A questa domanda non so proprio rispondere, ma proporrei comunque un cambio di colori. Ne potremmo usare uno per ogni paese, tanto per mettere cromaticamente in risalto ogni nazionalità. Però io vi ricordo che i colori costano un occhio della testa. Non so se spinti da questo motivo, ma c’è chi si è domandato quale fosse il numero minimo di colori necessario per colorare una mappa piana di regioni connesse tra loro tramite un tratto in comune senza che due regioni adiacenti avessero lo stesso colore. Tutto è cominciato nel 1852 quando Francis Guthrie pose le basi del Problema dei Quattro Colori. Siccome non c’era ancora la TV, il buon Francis aveva molto tempo libero e si mise a colorare la mappa delle contee d’Inghilterra, osservando che era sufficiente usare solo quattro colori per coprire tutte le regioni connesse tra loro in modo che due adiacenti non avessero la medesima colorazione. Ecco, quindi andate a dire a vostro/a figlio/a di lasciare perdere i pastelli, ché c’ha già pensato un altro a quel problema. Comunque, Guthrie non andò molto oltre l’osservazione. E in matematica servono dimostrazioni. Ne seguirono alcune smentite poi dal lavoro di altri matematici che le misero alla prova. La dimostrazione definitiva arrivò nel 1977 ad opera di Kenneth Appel e Wolfgang Haken che usarono massicciamente la potenza di calcolo di un computer. Senza entrare nei dettagli che per altro non saprei adeguatamente trattare, i due scrissero un algoritmo che ridusse tutte le infinite mappe possibili a “soli” 1936 casi notevoli. Il processo di riduzione non fece perdere alla dimostrazione la sua validità generale e quindi i due si poterono bullare con i colleghi di essere dei fighi. Una volta risolto il Problema, quindi, esso è diventato il Teorema dei Quattro Colori. Ci sono voluti 125 anni per cambiare etichetta!

Link

  • Robin Thomas – un contributo che potete trovare andando sulla pagina Wikipedia, ma io ve lo metto lo stesso perché sono bravo.
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