Come paletti di giganteschi ghiaccioli

ex Teksid

Premessa.
Prima del post vero e proprio devo chiarire una cosa. In questi giorni diverse persone capitano sul blog cercando nei motori di ricerca frasi come queste (estratte a caso).

looper chi è lo sciamano
si dice che abbia una mandibola artificiale
chi era lo sciamano in looper
chi è lo sciamano di looper?

Chiaramente si riferiscono al film Looper. Ecco, per chiarire e chiudere la questione: lo sciamano è il bambino che il Joe giovane protegge. Right? Bene, andiamo avanti.

Da qualche parte, nella sezione riguardante me stesso, ho scritto che nelle ultime settimane sto partecipando a un workshop multidisciplinare chiamato Young Active Watchers (che per comodità abbrevierò in YAW). Tra le varie attività proposte, ripartite tra incontri di carattere teorico e pratico, la penultima riguardava la scrittura. È stata curata da Marco Magnone insieme al quale, nel pomeriggio, siamo andati alla scoperta dell’esotico cittadino che è così vicino a noi da diventare invisibile. Nel concreto: quante volte abbiamo esplorato un posto che riteniamo conoscere benissimo? Senza vestire i panni del Challenger di quartiere, sapremmo dire l’altezza media delle case situate in una via parallela alla nostra e poco distante? O riusciremmo a ricordare le facciate di alcuni palazzi lungo i percorsi casa-lavoro, università-casa, pub-prima panchina utile per smaltire una sbornia senza consultare Google Maps? Con ogni probabilità la risposta è no. C’entrano senza dubbio le capacità osservative più o meno acute di ognuno di noi, ma sotto sotto c’è anche una certa cultura che caratterizza questa incapacità. Di solito si tende a pensare – a torto, in my opinion – che l’etichetta di luoghi esotici spetti solo a quei posti lontani dai sacri confini della patria e più sono lontani e più l’etichetta è meritata. Con Marco abbiamo visto come l’esotico si nasconda anche nei quartieri torinesi, se guardati con attenzione. Così ci siamo fatti un bel giro partendo dalla sede del progetto e in alcuni tratti del percorso, con mia grande sorpresa, non mi è sembrato nemmeno di trovarmi a Torino. Per chi fosse della città, siamo partiti dalla zona del Sermig e siamo arrivati fino alla fine di Corso Mortara, dove c’è la chiesa del Santo Volto che, croci a parte, pare una sorta di fabbrica. La cosa non deve stupire perché quella è tutta una zona post-industriale ancora piena di segni del passato e suppongo che l’architetto abbia voluto omogenizzare lo stile della sua struttura con quello delle altre adiacenti. O forse gli è venuta proprio così, bo’. Io, quando lavoravo al CSP, ero a un tiro di schioppo dai posti visitati, ma non ne ho mai esplorato un centimetro quadrato. L’unica cosa assimilabile a un’esplorazione è stato il puntare il telescopio verso la chiesa di cui ho appena detto – sì, al CSP potevo usare un telescopio portatile durante l’orario di lavoro, perché quello ERA il lavoro. Fichissimo. Comunque, una sbirciatina nell’oculare non può certo valere un giro a piedi. Ritornati in sede, abbiamo scritto qualche riga sul percorso appena fatto, cercando di spostare il punto di vista in una sorta di trasfigurazione delle strutture viste; potremmo dirla così, anche se in modo impreciso. Quello che segue è ciò che mi è venuto in mente – un po’ ritoccato, ma fedele al 97%. Essendo un testo pensato su un foglio di carta non dovrei aggiungere quei link che troverete per farvi visualizzare meglio ciò di cui sto parlando. Ma qui siamo su un blog che per sua natura è più dinamico di un foglio bidimensionale, quindi entriamo in modalità chiudo un occhio.
Avanzerei però un suggerimento: prima leggete tutto, se vi va, senza cliccare sui link. Una volta arrivati così al fondo, potrete verificare le impressioni che vi ho suscitato – se ve ne ho suscitate, è ovvio. Nel caso in cui siate di Torino o abbiate visitato proprio quei posti che vado a descrivere, non posso farci niente perché i neuralizzatori li ho finiti giusto ieri. Ma buona lettura comunque.

Credevo ci fossero solo due chiese vicine tra loro, qui a Torino. Pensavo fossero quelle in piazza San Carlo, quelle a cui il cavallo nel centro della piazza dà il culo. Ho sempre saputo che in passato una era per i ricchi, l’altra per i poveri. Non so se sia vero. Oggi, comunque, ne ho scoperte altre due. Si trovano entrambe in una zona post-industriale della città. La prima è il Santo Volto. La faccia del figlio di Dio è fatta di mattoni e sembra recuperata da un impianto industriale precedente. Accanto a questa, come dicevo, c’è un’altra chiesa. Anzi, forse è più corretto definirla Duomo. È fatta da enormi pilastri arancioni che dall’alto penso assomiglino a degli stuzzicadenti o ancora meglio a quei paletti dei ghiaccioli che uno conficca nella sabbia, al mare, quando sono finiti. Due file ordinate di questi paletti giganteschi hanno una copertura che forma la volta del Duomo. Il Michelangelo moderno che ne ha affrescato l’interno deve essere stata qualche impresa locale produttrice d’amianto. Il luogo è aperto sulle navate laterali che però non hanno altari minori. Dico che è una chiesa, anzi un Duomo, perché ci si sente in un luogo sacro che per tanti anni è stato dedicato al lavoro. È un Duomo alla fatica. Se lo si percorre tutto, al fondo c’è un muro che è un po’ un libro degli ospiti. C’è chi è passato lasciando il proprio segno con una bomboletta. Fuhrer onore, W il Duce e altro. Tutta gente moderata insomma. Voltandosi, alla destra del muro, c’è una passerella che percorre il Duomo per tutta la sua lunghezza, ma rimanendone all’esterno. Chi passa da lì è chiaramente un non credente. I fedeli invece si riuniscono sotto la navata centrale, giocando sui campi liberi e trascurati del tennis o della pallacanestro. E ogni tanto capita che qualcuno tiri più forte la palla e che questa finisca nel chiostro accanto, fatto di semplice erba. C’è sempre colui a cui tocca andare a recuperarla.


Link

  • Il Duomo di cui parlo è meglio noto come l’ex impianto siderurgico della Teksid. È talmente grande che da un po’ ospita le celebrazioni per la fine del Ramadan. Stiamo parlando di circa 30000 persone, per questo ho visto il posto come un Duomo.
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11 thoughts on “Come paletti di giganteschi ghiaccioli

  1. Guardare luoghi noti con occhi diversi dovrebbe essere reso obbligatorio. Concordo sulla visione di quello che, per come lo hai descritto, è, a tutti gli effetti, un Duomo. Dispiace esserci solo nata, a Torino, per non andare nei posti che hai racontato. Almeno non in tempi brevi ;)

    • Quando ho finito di leggere questo raccontino davanti ad altri, un ragazzo ha detto “abbiamo capito che ti piacciono le chiese”. Mi sono subito affrettato a chiarire che sono un Senza-Dio che brucerà all’inferno di tutte le religioni per questo e blabla. Però c’è del sacro in quel posto, forse perché la fatica ha di per sé qualcosa di sacro dal momento che può creare nuove realtà.
      Per il resto, fretta non ce n’è. Torino è proprio come il vino, migliora invecchiando. Tranne quando l’amministrazione le lascia il tappo aperto per lungo tempo. Allora fa veramente schifo. Ma nel caso tu voglia farti un giro, mi presterò molto volentieri come sommelier ;)

  2. L’attenzione ai percorsi è uno degli obiettivi che mi pongo ogni giorno, però ammetto che viene spontaneo quando si è in visita, mentre nei propri luoghi ce lo si deve ricordare.
    Torino mi manca come città, ma terrò a mente queste parole quando la visiterò :)

    • In merito alla prima parte, devo anch’io applicarmi un post-it mentale da qualche parte e ricordarmi di “fare esercizio” in questo senso; più che altro perché si scoprono cose davvero meravigliose e altrettanto vicine! ;)
      Sulla seconda, invece, mi rendi contento e potrei – come sopra – offrirmi come Cicerone. C’è un aneddoto gustoso sul perché il cavallo sia in quella posizione (originariamente era nel verso opposto), ma se te la dicessi qua si perderebbe la magia. Perché Torino in fondo è anche magica, quando vuole.

  3. Devo dire che per un Brianzolo come me Torino è una città DECISAMENTE esotica. Non è una città completamente italiana, ti senti un po’ spaesato…Già uno che ci arriva per la prima volta si perde per colpa delle strade a scacchiera che sono tutte uguali. Tutte uguali. Io ci sono stato qualche mese fa per il concerto dei Black Keys e sono rimasto particolarmente colpito dalla stazione, un baco di vetro e acciaio luminoso in mezzo agli alti palazzi del quartiere. Non sempre apprezzo l’architettura moderna, ma mi piace come gestite le cose lì da voi…qui a Milano abbiamo l’Hangar Bicocca, che ospita mostre di artisti stramboidi ma che assomiglia molto a una chiesa, con le sue gigantesche volte di metallo scuro, molto spesso è più affascinante la costruzione delle installazioni che ospita…
    Infine, per quanto riguarda l’esplorazione dell’adiacente quoto in pieno. Io ho imparato da mio papà a camminare per Milano in pausa pranzo e scopro ogni volta qualcosa di nuovo…:)

    • Urca, appena ho aperto il link sono stato travolto da un’austerità molto elegante! Chiaramente non ho visto le installazioni artistiche ospitate, ma non fatico a credere (e a scommettere) che la struttura le batta in fascino. Ti ringrazio per avermela fatta scoprire, anche se virtualmente – per il momento.
      Invece la tua descrizione iniziale di Torino è riuscita a farmi percepire quasi come qualcosa di alieno ciò che per me è, in generale, la normalità. Ma forse mi sono galvanizzato un po’ troppo pensando di vivere in una città esotica ;)
      Per quanto riguarda la stazione posso dire che è una ventata di freschezza nel cuore della city e mi rallegro che ti abbia colpito. Peccato che già da un po’ le stiano conficcando accanto quell’orribile “paletto” che è la torre Intesa-Sanpaolo. Spero di ricredermi a costruzione finita e aspetto il prossimo concerto per sentire un tuo parere in proposito ;)

      PS Il mio rapporto con Milano non è affatto buono, anche se durante le mie visite ho trovato davvero deliziosi parecchi scorci. Se ti chiedessero di indicare un percorso all’insegna della scoperta della città, tu cosa risponderesti? Non vale dire solo “il centro” :)

      • Prego! Poi quello che volevo dire io è proprio che Torino ha qualcosa di esotico, di “differente” e se lo senti anche tu allora vuol dire che non è solo l’impressione del forestiero..:) Invece per il tour milanese io consiglio (guardacaso) le chiese, ci saranno una decina di chiese romaniche molto antiche e molto belle, nei luoghi più disparati: S.Babila, piazza Missori, via Torino….sono piccoli gioielli semisconosciuti (e anche per questo non paghi il biglietto). Da noi il massimo dell’esotico lo puoi trovare invece in Via Paolo Sarpi, che è una vera e propria ChinaTown, sembra di essere veramente in un altro continente…poi ultimamente hanno riqualificato la zona, ed è molto bello passeggiarci. Se invece vuoi provare il brivido della metropoli moderna, vai in Bicocca, mi fa sempre molta impressione….;)

        • Perdona la risposta tardiva, ma fino a ieri ero a Madrid, lontano da casa e anche un po’ dalla Rete.
          Ti ringrazio ancora per i posti che mi hai segnalato: alla prima occasione buona tornerò volentieri sull’argomento con un nuovo post e un buon carico di impressioni ;)

          Ah, i posti semisconosciuti e non prezzati sono la coniugazione che preferisco! ;)

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