Il microonde spagnolo

Magnetron

¡Hola! È da un po’ che trascuro il blog, ma c’è una buona ragione: sono stato in Spagna per qualche giorno e più precisamente a Madrid. Sono andato a trovare la mia ragazza – in Erasmus – e ne ho ovviamente approfittato per visitare la città e gustarne leccornie sotto la sua guida. Abbiamo visitato la capitale spagnola in lungo e in largo macinando un numero imprecisato di chilometri a piedi, ma è stata una fatica compensata dalle bellezze offerte dalla città. Non abbiamo cercato paletti di giganteschi ghiaccioli, ma ci siamo limitati a itinerari più consueti. Ho potuto però fare un paragone generale con l’altra città spagnola che ho finora visitato, ovvero Barcellona, trovandomi d’accordo con quanto sostenuto da Giada: Madrid è sicuramente più signorile nella sua architettura e anche nella gestione cittadina. Chiaramente mi riferisco alle zone più centrali di entrambe le città. Quando non eravamo in giro per le vie affollate – sono rimasto stupito dalla grande concentrazione di persone anche alle ore più improbabili – stavamo nella residenza universitaria che si trova fuori città, a nord. Alternando i pasti per evitare di mangiare sempre fuori, abbiamo sfruttato la cucina condivisa con un’altra inquilina della residenza. In questa cucina c’era anche un forno microonde e a me è venuto in mente di fare un piccolo esperimento. Il microonde, si sa, serve a cuocere i cibi – evviva le osservazioni banali. Funziona sfruttando un magnetron di cui trovate una sezione nella foto sopra: è un dispositivo in grado di generare microonde la cui energia, nel caso del forno domestico, viene trasferita alle molecole che costituiscono l’alimento. La frequenza di tali onde è di circa 2450 MHz, corrispondenti a una lunghezza d’onda di 12,24 cm e il campo elettrico alternato induce una rotazione delle molecole in questione (che sono principalmente quelle dell’acqua, ma anche dei grassi e dei carboidrati) poiché queste possiedono una polarità – per quanto riguarda l’acqua potete dare un’occhiata qui.

Dipolo in campo elettrico uniforme

La rotazione genera un attrito e, per la frequenza di risonanza (che per l’acqua è nell’intorno dei 2,4 GHz, ma guarda un po’), si ha il massimo della trasmissione dell’energia e la vostra pappa si riscalda. Ora, siccome anche noi siamo composti d’acqua, è abbastanza evidente come il forno microonde debba essere adeguatamente schermato per evitare che l’energia trasportata dalle microonde si depositi anche nei tessuti umani di chi si affacciasse allo sportellino per vedere se il pranzo è pronto. Per fare questo, i costruttori fanno ricorso a una gabbia di Faraday che non è altro che una rete metallica in grado di intrappolare il campo elettrico all’interno del forno evitando così di cuocervi la faccia. La luce visibile, che è anch’essa un’onda elettromagnetica, non è interessata da questo confinamento perché ha una frequenza diversa da quella delle microonde. Per questo motivo potete vedere che cosa sta accadendo nel forno. Io però non mi fido della gente e meno che mai mi fido dei costruttori di microonde che sono le persone più pericolose sulla faccia della terra. Avendo sentito da un mio professore di un modo semplice semplice per verificare la schermatura di un forno di questo tipo, ho deciso di metterlo in pratica. Giada si è andata a rifugiare in camera, credendo che la cucina esplodesse. Io invece ho preso il mio cellulare e l’ho messo nel microonde – non dovrei neanche scriverlo, ma il forno era spento. A questo punto ho detto a Giada, adeguatamente trincerata dietro la porta della cucina, di chiamarmi. Il cellulare non ha squillato. Questo piccolo esperimento ha provato la buona schermatura del forno e pure un’altra cosa: la frequenza di funzionamento dell’elettrodomestico è la stessa del mio cellulare e questo non mi conforta affatto perché vuol dire che quando lo uso mi sto cuocendo l’orecchio e friggendo parte del cervello in un senso abbastanza letterale. Detto ciò, non ho tenuto in debito conto diverse variabili in gioco. Prima di tutto la coincidenza di frequenze. I telefonini non sono tutti uguali e un dispositivo diverso, con tecnologia differente, avrebbe potuto squillare tranquillamente all’interno del forno sfruttando un’altra frequenza di trasmissione. Inoltre, in relazione a quanto appena scritto, ho letto da qualche parte che bisogna tenere conto anche della copertura offerta nella zona. Ma noi dovevamo solo mangiare, mica metterci a fare i piccoli scienziati.

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5 thoughts on “Il microonde spagnolo

  1. Sono stata a Madrid qualche anno fa… e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
    Non so …forse mi aspettavo una città più caotica…invece l’ho trovata molto tranquilla.
    Sono rimasta affascinata dal palazzo di cristallo…mai vista una costruzione così…!

    Anche io ho il micronde..ma non mi è passato nemmeno per la mente di fare simili esperimenti ..

    :)

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