The Avengers – Thor


Tre settimane fa il mio amico cinefilo mi aveva mostrato il trailer di Thor 2. Una settimana dopo siamo andati a vedere Iron Man III. Nel mentre, c’è stata un po’ di gente che è capita sul blog cercando il peso e l’altezza di Hulk. E infine questa sera hanno mandato in onda Thor. Pare che vi sia una convergenza nella Forza finalizzata a indurmi a proseguire la serie sui supereroi. Ebbene, così sia. Che tutti sappiano il peso forma del dio norreno!

Thor, The Dark World

Inizio con il dire che è il mio supereroe preferito. Non che ne sia un fan sfegatato, di quelli che si comprano pure le mutande figlie del folle merchandising, intendiamoci, ma tra quelli presentati al cinema in questi anni è quello che mi piace di più. Nella mitologia dei popoli nordici è figlio di Odino, l’equivalente nordico dello Zeus mediterraneo, e della dea della terra dal nome impronunciabile, Jörð. Nella pellicola del primo film si vede che vuole bene alla mamma e bisticcia con il padre, disubbidendogli da bravo ragazzaccio. Per questo motivo Odino si incazza alla vecchia maniera e lo spedisce sulla Terra senza il suo martello, Mjöllnir. Quest’ultimo è un oggetto davvero portentoso e c’è chi ha provato a riprodurne alcune caratteristiche legate alla sua capacità di richiamare i fulmini. Ecco, nel caso in cui si volesse giocare un po’ con queste pericolose scariche elettriche, anche un Dio del Tuono deve prendere le sue precauzioni. Sotto quella cotta di maglia che fa molto Medioevo, il nostro fustacchione avrà sicuramente nascosto una gabbia di Faraday, ben conscio delle leggi della fisica. È noto infatti che l’eccesso di cariche elettriche, in un conduttore, si distribuisce sulla sua superficie come in figura.

Distribuzione superficiale di cariche elettriche in conduttori cavi

Se ora consideriamo un conduttore cavo (sempre interessato da un eccesso di carica) e andiamo a fare delle misurazioni del campo elettrico al suo interno, troveremo che quest’ultimo è uguale a zero. In altre parole un conduttore cavo agisce da schermo elettrostatico tra lo spazio interno e quello esterno. È quindi possibile creare un riparo da robaccia pericolosa come i fulmini creando appunto una gabbia e mettendovi all’interno ciò che vogliamo salvaguardare. Tipo qualcuno che decide di fare una cosa del genere.

Gabbia di Faraday

L’azione di schermo elettrostatico venne scoperta già da Benjamin Franklin nel 1755 per poi essere verificata da Faraday nel 1836 (nel passato se la prendevano con calma).
Nel film si vede anche che Thor, per spostarsi, rotea come un forsennato il suo martello per poi lanciarlo nella direzione desiderata e compiere così grandi balzi o addirittura voli. Per far ciò, il dio nordico sfrutta la sua posizione iniziale – solidale con il terreno – per conferire al martello un moto circolare. Quest’ultimo è vincolato a muoversi lungo una circonferenza dal momento che la lunghezza dell’asta del martello, ovvero il suo raggio, rimane fissa. Stabilito questo, assistiamo a un’accelerazione della testa del martello. Per descrivere un moto del genere, facciamo riferimento alla figura che schematizza la situazione – tralasciando il discorso legato alla forza che bisognerebbe esercitare sul sistema e via dicendo.

Moto circolare

Ignorando i termini in sin e cos che al momento non ci interessano, si può facilmente intuire che per descrivere la posizione del martello lungo il suo percorso, una volta fissato il raggio, sia necessario solo misurare il valore θ dell’angolo indicato. Questo dato ci dirà in modo univoco in che posizione si trova al tempo t. Naturalmente la variazione dell’angolo nel tempo può essere costante o meno e ciò si tradurrà in una velocità costante o non costante (da cui, conseguentemente, avremo un’accelerazione costante o no). Senza scendere nei dettagli, diciamo che durante un incremento dell’accelerazione si avrà una variazione dell’accelerazione centripeta, ovvero di quell’accelerazione – da cui deriva la rispettiva forza – ortogonale alla traiettoria e quindi “che punta” verso l’asse di rotazione, e di quella tangenziale che, come dice il nome, è tangente alla traiettoria.

Accelerazione centripeta e tangenziale

Il martello ora possiede tutte le caratteristiche per diventare un mezzo di trasporto. Il dio del tuono non deve fare altro che lasciare la presa per un brevissimo istante e riprenderla subito dopo: staccandosi dal terreno, andrà nella direzione seguita dal martello. Come si può selezionare quest’ultima? Basti pensare a un caso molto comune. Prendiamo una pallina, la leghiamo a uno spago e iniziamo a farla roteare. Sì, abbiamo creato un Martello di Thor dei poveri.

Forza centripeta

Ora, se tagliassimo il cordino durante il moto così vincolato, la pallina partirebbe per la direzione tangente alla curva che sta descrivendo (che ovviamente è ancora una circonferenza, siccome la lunghezza del cordino la assumiamo di nuovo fissa). Si può fare una cosa analoga con il martello e forse nelle mattine di traffico intenso è pure consigliabile, se si hanno i muscoli.

Quando nemmeno il volo con il martello è però sufficiente, perché magari deve spostarsi tra pianeti diversi, Thor si rivolge a Heimdallr che in soldoni è il portinaio del regno degli dei. Se ne sta a guardia del Bifröst, il ponte che collega questo regno agli altri (tra cui Miðgarðr, ovvero la Terra). Nel primo film in cui compare il supereroe viene detto che tale collegamento è possibile attraverso un Ponte di Einstein-Rosen.

Wormhole

Trattasi di un ipotetico cunicolo nello spaziotempo o wormhole: partendo da un punto dell’universo e attraversandolo si finirebbe in un altro punto (del medesimo universo o di un altro) attraverso uno scorciatoia. In tale ipotesi si potrebbero percorrere grandi distanze in tempi nettamente inferiori a quelli che impiegherebbe la luce a percorrere la distanza normalmente misurabile tra i due punti e sarebbe possibile viaggiare addirittura nel tempo (qualche cenno sulla faccenda lo trovate qui). Benché affascinante, rimane comunque un’ipotesi e non una collaudata comodità (uffa). Ma magari, provando a chiedere a Heimdallr…

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