Nel giardino dei Finzi-Contini

Parco

Un po’ di tempo fa mi sentivo come un pesce di nome Wanda. Oggi invece vado a farmi un giro nel giardino dei Finzi-Contini. Venite con me?

 

1984, aspettando l’alba. Nel giardino dei Finzi-Contini ci sono un barone rampante e mille cretini. Le affinità elettive tra di loro non sono però così evidenti. Forse si nascondono ventimila leghe sotto i mari o almeno così sostiene Pereira. Accanto al giardino c’è la fattoria degli animali e si può osservare che l’uomo che piantava gli alberi si dà un gran da fare. È quasi un peccato vedere tutta quella fatica con un paesaggio così bello attorno, ideale per la passeggiata di dopo pranzo.
Lungo la strada che divide le due proprietà sta passando una giovane nel fiore degli anni. A un tratto inizia a agitare le mani in aria come una forsennata: qualcosa di molto grosso le ronza intorno, pare il signore delle mosche. Quando questo fastidio si allontana, prosegue verso il castello dei destini incrociati. Questa fortezza è nota per custodire all’interno il ritratto di Dorian Gray. Qualcuno, ricordando l’apocalisse scatenatasi qualche tempo fa, ha ancora il sospetto che si tratti di un falso. Comunque ha poca importanza. Arrivata al castello, saluta la guardia seduta accanto all’ingresso. Non la degna di uno sguardo. Quanto odio gli indifferenti! Avrà sicuramente un posto assicurato nel paradiso degli orchi.
Lei prosegue all’interno. Nella sala principale trova il proprietario, il signor Malausséne noto anche come il Visconte Dimezzato. Quindi tira fuori una lettera e gliela porge senza proferire parola. Lui la osserva incuriosito, è pur sempre la lettera di una sconosciuta. La apre, è da parte di suo figlio. Sì, il sergente nella neve, in guerra da più di un anno, gli aveva finalmente scritto. Come se lo avesse lasciato il giorno prima, lo aggiornò di tutti gli avvenimenti salienti: la morte della Pizia, l’Aleph e il suo recupero – grazie al quale pensava che avrebbero potuto vincere la guerra – e molte altre cose. La lettera terminava con una preghiera, fatta a modo del sergente: domani nella battaglia pensa a me. Quanto avrebbe voluto avere la macchina del tempo per tornare indietro e impedire quella guerra, la guerra dei mondi che tante sofferenze stava causando. Pregava madre notte di porre fine a tutto quello e di costruire il mondo nuovo che tanto agognava. Se una notte d’inverno un viaggiatore fosse passato per quelle terre, che cosa avrebbe pensato dell’umanità? Ringraziata comunque la giovane, si offre di farla accompagnare fino a casa. Viene preparato il necessario e dopo poco sono a disposizione tre uomini in barca (per non parlar del cane). Arrivata a destinazione, nella difficoltà dell’approdo, la ragazza si sporca con un po’ di fango. Non preoccupandosi della cosa, imbocca la strada principale del villaggio. I vecchi, seduti lungo i bordi, si concedono l’ultima partita a carte della giornata. Uno di questi, completamente sopraffatto dalla sua vittoria, si alza e esclama al compagno di gioco: « Cristo si è fermato a Eboli e ora non ti può più aiutare! Ho vinto anche questa volta. » Così parlò Zarathustra alla fine di quella giornata.

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3 thoughts on “Nel giardino dei Finzi-Contini

  1. sei bravissimissimo!!! :) e con la chiusa di Zarathustra hai messo il cappello a tre punte.
    ps
    qualcuno titolo mi sfugge, mi impegnerò a cercare

    • Ti ringrazio molto e mi compiaccio particolarmente del tuo apprezzamento sul finale ;)

      Ah, in tutto ci sono 37 titoli, alcuni dei quali davvero difficili da trovare. La miglior performance – davvero notevole! – è stata di 33 titoli individuati.

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