The occurrence rate of small planets around small stars

Le Petit Poucet, illustrato da Gustave Doré

We find 3897 dwarfs with temperatures below 4000 K, including 64 planet candidate host stars orbited by 95 transiting planet candidates.

Sono vivo. Non ho abbandonato il blog, anche se in questi due mesi di lontananza dal mondo wordpress ho di fatto congelato la mia attività.
Ora si riprende. Ci sono tante cose da raccontare sulle due lune appena passate.
Per esempio, ho dato l’ultimo esame. Finalmente. La laurea, che un po’ di tempo fa pareva quasi un miraggio nel deserto, è ora dietro l’angolo. Se tutto va bene, dovrei consegnare le varie scartoffie burocratiche a settembre e dovrebbero appiopparmi il titolo di dottore un mese dopo. Ma su cosa sto lavorando adesso? Della mia tesi avevo fatto un cenno in questo post e la frase di apertura di quello che state leggendo è l’abstract dell’articolo su cui ho messo le mani – i più curiosi possono metterci direttamente il naso andando qua. Il mio lavoro si struttura in due parti. La prima è propriamente più da fisico. Leggendo ciò che i ricercatori dell’articolo hanno combinato, ne riproduco i risultati con delle piccole variazioni per rendere il tutto originale – perché mica sono un pappagallo! Questo si traduce sostanzialmente in una replica dei loro grafici e dei risultati numerici ottenuti (ovviamente dietro questo mero lavoro amanuense, c’è tutta la comprensione del medesimo, altrimenti la cosa non avrebbe senso). Un esempio è questo qua:

R(T)

Si tratta di un grafico mooolto semplice dove i vari raggi delle 3897 stelle prese in esame sono in funzione della temperatura delle stesse. Ogni pallino arancione dunque rappresenta una stella. Come si può apprezzare, c’è un andamento particolare, con una flessione verso destra. Per esempio se buttiamo un occhio a ciò che è stato messo sugli assi cartesiani, capiamo che stelle di grande raggio – per i valori considerati – e basse temperature non ve ne sono (infatti la parte in alto, a sinistra, del grafico è vuota). Per essere più specifici, le stelle con le quali ho a che fare sono delle nane di tipo M. Si tratta di stelle di piccole dimensioni e relativamente fredde (e per freddo qui si intende con temperature inferiori ai 4000 K). Sono dei corpi che segnano il limite inferiore perché un oggetto possa essere definito stella. Al di sotto della loro massa infatti si trovano le nane brune, ovvero quella classe di oggetti che non possiedono la quantità di materia sufficiente a innescare le reazioni termonucleari e quindi a brillare come fa il Sole. Che sfigati, eh?
Finora mi sono impegnato a valutare alcune quantità numeriche utili per ottenere la frequenza planetaria che non ha nulla a che fare con le varie menate New Age. Semplicemente è una stima di quanti pianeti si possono trovare in una regione con dato raggio planetario e dato periodo orbitale. Praticamente è una griglia e per averne un’idea visiva, vi indirizzo a pagina 14 dell’articolo precedente. Questa prima parte si concluderà con un lavoro sulla regione di abitabilità planetaria. Il discorso è complesso e articolato e prof. Wikipedia ne parla diffusamente qui e qui e darci un occhio potrebbe distrarvi dal caldo o dalla pioggia o da qualunque altra condizione atmosferica voi stiate affrontando. Ciò che dovrò fare io è una variazione sul tema, considerando in pratica i pianeti che si potrebbero trovare in una certa regione, e quindi in un certo volume, intorno a una stella di tipo M, ovviamente. I limiti inferiore e superiore di tale regione sono arbitrari, in quanto non c’è un motivo più valido di un altro per scegliere certi limiti piuttosto che altri. Come mi ha detto il ricercatore che mi segue, Alessandro – tra l’altro, un grande! – non è ben definita una teoria in merito e quindi diverse valutazioni, purché ragionevoli, sono accettabili.
Finita questa parte, scatterà la seconda, di natura divulgativa. Io ho questa inclinazione alla scrittura e dal blog e da quello che faccio lo hanno capito tutti. Mi sono detto: perché non includerla nella tesi? E quindi mi occuperò di contestualizzare il mio lavoro sulle nane rosse in quello più generale della ricerca esoplanetaria. Scriverò un articolo volto alla divulgazione dei risultati ottenuti in modo che sia accessibile a quante più persone possibili – niente formule, ma tanti grafici! – e farò un particolare riferimento alla questione dell’individuazione di pianeti gemelli della Terra orbitanti attorno a stelle come il Sole. Una cosa niente male insomma!
E con questo finisce anche la parte universitaria degli accadimenti. Di tutto il resto scucirò qualcosa pian pianino nei prossimi post, lasciando pezzettini in giro come Pollicino.

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One thought on “The occurrence rate of small planets around small stars

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