GHZ

L'origine della Via Lattea di Jacopo Tintoretto

Qui, nella prima parte, si parlava di di omini verdi, di Metrodoro e del diagramma Hertzsprung-Russell.

Innanzitutto, oltre a vedere la posizione delle stelle all’interno del diagramma Hertzsprung-Russell, è fondamentale vedere la loro posizione all’interno della Via Lattea. Già in un contesto galattico si può definire una zona di abitabilità – indicata in seguito con l’acronimo GHZ (Galactic habitable zone). I primi a proporla furono Guillermo Gonzalez, Donald Brownlee e Peter Ward nel 2001 e qui ne potete leggere il relativo articolo. La definizione è analoga al concetto di zona abitabile circumstellare – che dettaglierò in seguito – quindi è una regione anulare nel piano del disco galattico che possiede quegli elementi pesanti necessari alla formazione di pianeti ti tipo terrestre e quell’ambiente adatto all’evoluzione di forme biologiche complesse nell’arco di diversi miliardi di anni. Uno dei fattori più cruciali che determinano la posizione della GHZ è l’abbondanza di elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio perché i pianeti di tipo terrestre sono composti da questi elementi. L’attuale metallicità della Galassia può essere direttamente misurata. Questo è importante perché con una metallicità troppo bassa i pianeti di tipo terrestre non possono formarsi, mentre con una metallicità troppo elevata i pianeti giganti distruggono quelli di tipo terrestre. Inoltre, come si diceva poco più sopra, la stime della GHZ necessita di includere un tempo sufficientemente lungo da permettere l’evoluzione biologica di forme di vita complesse. Per la Terra esso è di circa quattro miliardi di anni – e esistono molti argomenti per spiegare perché questa durata debba o non debba essere considerata tipica per l’evoluzione della vita, in generale, ma qui non verranno discussi. Durante questo periodo è necessario tenere conto anche della presenza di stelle massive (con masse superiori a otto volte quella del Sole) nei dintorni di un pianeta abitabile: esse producono supernovae che causano onde d’urto, rilascio di raggi cosmici, raggi gamma e raggi X potenzialmente dannosi per la vita. È anche vero che gli effetti di tali esplosioni dipendono in maniera sensibile dallo spessore e dalla composizione dell’atmosfera esoplanetaria e dalla capacità degli organismi di resistere alla dose di radiazioni. In definitiva, un’estinzione di massa potrebbe accelerare o rallentare l’evoluzione di forme di vita complesse. Quest’ultimo aspetto è molto importante nella localizzazione della GHZ perché se è vero che l’intensa formazione stellare nelle regioni più interne della Galassia provvede a quegli elementi pesanti tanto necessari, è altrettanto vero che la frequenza delle supernovae rimane pericolosamente alta per parecchi miliardi di anni. In uno studio del 2004 in merito a questa localizzazione, qui l’articolo, nella regione compresa tra l’affollato rigonfiamento interno e la sterile parte più esterna della Galassia emerge una zona abitabile della durata di circa otto miliardi di anni che si espande nel tempo con la distribuzione della metallicità verso l’esterno della Via Lattea e la diminuzione del numero di supernovae.

Terza parte qui.

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8 thoughts on “GHZ

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  3. finalmente un post in cui ho capito il 30% di quello che c’è scritto. per me non è poco :D hahahah!
    per quel che sono riuscita a capire è interessante. domanda da ignorante: questa “zona abitabile” è dove siamo noi?

    • :D
      Sono contento che ti sia interessata!
      Sì, noi rientriamo nella zona abitabile galattica che è la zona, detta in soldoni, con gli ingredienti giusti per formare un pianeta come il nostro. Naturalmente un pianeta può trovarsi nella zona abitabile (galattica o quella propria della sua stella) senza avere le caratteristiche giuste per ospitare eventualmente qualche forma di vita: magari è alla giusta distanza, alla giusta temperatura ecc… ma è deserto, per dire! ;)

  4. mi hai fatto venire in mente la recente scoperta di Kepler 10c, la MegaTerra con una massa 20 volte superiore rispetto al nostro Pianeta.
    che ne pensi a riguardo? secondo te siamo alla ricerca di forme di vita intelligente o di un “nuovo mondo” che abbia le credenziali per ospitarci fra qualche tempo? te lo chiedo perché è una domanda che mi pongo spesso, essendo ignorante sulla materia – tuttavia ciò non implica che questi argomenti mi incuriosiscano.
    mi interessa ascoltare il parere di un esperto!

    • Mi lusinghi Shaintalle, ma sono solo uno studente curioso ;)
      Comunque sia, hai tirato in ballo un’ottima news. Per quello che ti posso dire, queste scoperte coniugano i due aspetti della domanda che mi hai fatto, abbassando un po’ il tiro però. Trovare forme di vita intelligente – definizione discutibile, tra l’altro, ma accordiamoci sul fatto che si intenda “paragonabile a quella umana” – sarebbe fare il botto! Già trovare tracce di eventuali forme di vita microbiche (vedi le missioni marziane) sarebbe un traguardo epocale. Sull’abitare in forma stabile su altri mondi invece se ne potrà parlare in modo concreto tra moooolto tempo. Purtroppo non abbiamo (ancora) una tecnologia sufficientemente matura per affrontare il “solo” e lungo viaggio come quelli che ci attenderebbero dovessimo trasferirci su un altro pianeta. E forse è pure un bene.
      Inoltre, visto il tuo interesse, ti dico in aggiunta che non tutti i pianeti trovati finora andrebbero bene, anzi. Esistono un sacco di vincoli stringenti perché un pianeta possa essere abitabile da noi umani – ma anche da un fiore, per dire. Per esempio: anche senza fare calcoli precisi, Kepler 10c ha una massa eccessiva che ci schiaccerebbe tutti a terra, probabilmente spezzandoci le ossa e impedendoci pure di respirare (ecco qua un altro parametro, l’atmosfera!). Quindi molto probabilmente potremmo vederlo solo in fotografia anche in un futuro prossimo :)
      Infine, la tua curiosità ti fa onore! ;)

  5. te lo dico molto schiettamente Andrea: con tutto che rientro nella categoria, a me l’essere umano generalmente non piace, a parte quando dà prova della sua grandezza attraverso l’arte, in particolar modo nella musica, ma questo è un altro discorso.
    giusto stanotte ho letto che la famigerata “isola di plastica” che sono sicura tu sappia di cosa si tratti, si sta ingrossando sempre di più e che alcuni studiosi si stanno ponendo il problema di come smaltirla. il dilemma, invece, è che non si sa se questa massa informe galleggiante di sporcizia sia effettivamente smaltibile (nel caso in cui volessi approfondire http://www.ilpost.it/2013/06/16/il-turismo-dellinquinamento/).
    non è pseudoretorica, è indignazione vera.
    personalmente cerco di non interferire negli equilibri dell’ecosistema scegliendo la bici e non usando mai la macchina – per scelta non ho la patente – ma tanto il petrolio, attraverso i suoi derivati, lo usiamo tutti.
    mi sento già abbastanza responsabile di quell’isola di schifo.
    nel profondo del mio cuore spero che punteremo alla pulizia di questo splendido Pianeta Blu e non ad inzozzarne un altro, e quando leggo di queste scoperte un po’ di preoccupazione sulle intenzioni dell’essere umano mi sale.
    grazie per aver interagito con me, è stato molto stimolante.
    :)

    • Penso che il sogno di una seconda Terra vergine sia anche la misura del nostro spirito di responsabilità, che è ben poco. Il mio “E forse è pure un bene” era scritto proprio in questo senso. Ritengo che oltre alla maturità tecnologica ne sia necessaria una etica ed è bello leggere del tuo impegno, perché va in questa direzione – con tutte le difficoltà del caso, si intende.
      E infine sono io a ringraziarti per essere passata di qua ;)

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