Il perché del pesce

Credo che si debba partire da qui, dal perché del pesce.

È nato per una concatenazione casuale di pensieri. Mi è capitato di riflettere sul paradosso del gatto di Schrödinger che di solito è enunciato in una forma simile a questa:

Si supponga di porre un gatto dentro una scatola. All’interno di questa sono presenti un’ampolla con del veleno, un elemento radioattivo e un contatore Geiger collegato alla detta ampolla. La scatola viene quindi chiusa. Si sa che l’elemento può decadere dopo sessanta secondi con una probabilità del 50%. Se il contatore rileva un decadimento, rilascia il veleno nella scatola. La considerazione che si fa è la seguente: dopo un minuto non è possibile determinare con certezza lo stato del gatto, ovvero se egli sia vivo o morto, se non dopo aver aperto la scatola. In tal modo, infatti, si ha il collasso della funzione d’onda che descrive lo stato quantistico del gatto all’interno dell’ambiente considerato ed è possibile, attraverso l’osservazione, stabilire in quale stato sia il felino. Fino a quel momento egli deve essere considerato vivo e morto al tempo stesso.

Mi sono detto: perché non accontentare l’inguaribile inclinazione voyeuristica tipica del fisico? Consideriamo una scatola di vetro! In questo modo potremmo guardare dentro e sincerarci dello stato del gatto. Ma la vita è amara e le cose non così semplici: il mio entusiasmo è stato smorzato dal fatto che non sarebbe cambiato nulla perché il paradosso risiede nell’atto della misura e non nella sovrapposizione di stati vivo/morto del gatto (cosa serenamente accettata in meccanica quantistica); la consistenza della scatola è un semplice pretesto.
Quindi mi sono fatto un’altra domanda, tanto per giocare con i pensieri: siccome lo stato del gatto è una sovrapposizione di stati, se da questo felino dipendesse la sorte di qualcos’altro? I cartoni di Silvestro e Titti o quelli di Tom e Jerry, mi hanno insegnato che le preferenze culinarie dei gatti sono topi e uccelli crudi, ma in qualche sobborgo neuronale del mio cervello si diceva che impazzissero anche per i pesci. Quindi ho immaginato di far dipendere un pesce dallo stato del gatto (questa volta affamato). Cosa sarebbe successo in quel caso? Se la sostanza radioattiva non fosse decaduta, il gatto sarebbe rimasto vivo e avrebbe mangiato il pesce. Nell’altro caso invece il felino sarebbe morto, ma lo squamato avrebbe seguito lo stesso destino a causa del veleno. Per il pesce
il cerchio si restringe – avrebbe detto il sergente maggiore Hartman.
Comunque sia, un finale di questa storia non c’è. Esiste solo un buon punto di partenza per scrivere qualcosa di buono.
E questo è quanto.
Buona lettura!

 

Ah, in questo post viene spiegato perché il titolo è (ora) al quadrato – sempre che riusciate a visualizzarlo correttamente.

Annunci

10 thoughts on “Il perché del pesce

  1. Leggendo questa pagina e “su me stesso” m’è venuta l’impressione, irrazionale e ingiustificata ma neanche troppo, che ci conosciamo.
    Per saperlo con certezza mi tocca aprire la scatola, credo.

    (comunque,
    blog interessante assai
    ci ripasso casomai)
    F.

    • Hola!
      Sono capitato per caso sul tuo blog e forse per caso ci siamo anche conosciuti. Al momento però non ne ho memoria perché la scatola dei ricordi non vuole saperne di aprirsi. Mi dai una mano?

      Ah, ti ringrazio del complimento. La porta qui è sempre aperta ;)

      • Come ho detto, s’è trattato di un presentimento: suscitato forse dalla facoltà di fisica, forse dal kirkuk, forse dal calore del bivacco. Gente così non ce n’è molta, e la conosco quasi tutta io.
        Ferdinando da Torino (che il “da” con la città dopo fa molto santone o poeta maledetto),

        • Ho pensato alla stessa cosa contenuta nella parentesi prima ancora di leggerla! ;)
          Comunque, a questo punto, inizio a sospettare che ci si sia almeno visti da qualche parte: le probabilità paiono essere favorevoli! Sarebbe opportuno alimentare tali percentuali anche virtualmente.
          Andrea da Torino.

  2. Adunque, al di là delle mie frequentazioni sporadiche alla facoltà di fisica (e ingiustificate, visto che studio giurisprudenza) e al Kirkuk, in cui mi ammazzo di hummus, sono una di quelle bestie da soma chiamate scout e uno scrittore in cerca di gloria. Le probabilità aumentano?

E ora scrivi qualcosa tu!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...